L’ eresia catara

La “societa’ ” dei Catari viene da alcuni fatta risalire alla setta dei Bogomili, presente nel secolo XII in Bulgaria e in Macedonia, ma gia’ esistita nel secolo VIII e poi scomparsa dal 760.

I Bogomili erano i precursori di una setta mediorientale di ispirazione manichea, i Paoliciani, presente nel 660. Quando nel 687, il loro capo Costantino di Manalis fu giustiziato, si ribellarono a Costantinopoli, e costituirono uno stato indipendente che duro’ fino al 752. In seguito ad una loro sconfitta ed alla persecuzione, avrebbero creato un nuovo movimento, quello dei Bogomili.
I Paoliciani rifiutavano le dottrine monofisite, rifiutavano il culto della Vergine, e ritenevano la materia opera di un Dio malvagio. Rifiutavano anche il Vecchio testamento e le Lettere di San Pietro. Per loro Cristo era il dio della Sembianza degli ariani, soltanto un riflesso del dio-luce, il cui corpo terrestre era solo “apparente”
I Bogomili accentuarono il manicheismo dei paoliciani affermando che il dio della Luce aveva due figli, Gesu’ e Llucifero, il portatore di fiamme, creatore del Mondo e della materia, al quale Dio insufflava la vita. La visione duale riguardava anche la progenie di Eva che avrebbe avuto Caino da Lucifero ed Abele da Adamo. Questa dualita’ era la causa della eterna lotta tra il Bene ed il Male sulla Terra, tra la Luce e le Tenebre. Si chiamavano tra loro gli Amati da Dio.
Furono perseguitati ed il loro martire venerato  era Basilio, medico bizantino, che fu bruciato vivo nel 1119. Da questo periodo i Catari si palesano i Catari, che abbandonano i Balcani, e passano in Italia col nome di Patarini, ed in Francia, col nome di Albigesi, dalla citta’ di Albi. I Patarini sono poco conosciuti, si sa che si riunivano in un quartiere povero di Milano, denominato Pattaria, che rifiutavano il matrimonio e la procreazione.

Gli Albigesi, Catari

Sotto la protezione dei conti di Tolosa,quella che era fino ad allora una setta, gli Albigesi, divenne una religione, la religione Catara, di tutto il popolo della Languedoc per circa mezzo secolo.
Furono condannati nel concilio del 1165, successivamente, visto il perdurare della loro fede nel paese, nel 1208, fu indetta una vera e propria crociata contro di loro dal papa Innocenzo III.
All’Inquisizione dei frati Domenicani, istituita per combatterli, si uni’ l’interesse politico del re di Francia che voleva sconfiggere i conti di Tolosa. La famosa crociata contro gli Albigesi fu un massacro fino a che neppure un cataro esiste’ in Francia. Pero’ la loro dottrina non mori’ completamente, si ritrovera’ in successive eresie e sette esoteriche.
La loro dottrina fu ancora piu’ manichea delle precedenti. Il Mondo non e’ stato creato da Lucifero, perche’ dalla Luce non puo’ derivare il Male. Rifiutavano quindi l’atto della creazione del Mondo, e conseguentemente rifiutavano anche il sesso, come atto creativo. Per questo rifiutavano di mangiare il latte , il burro e il formaggio e le uova come prodotti dell’atto sessuale. Rifiutavano anche la carne perche’ credevano nella trasmigrazione delle anime. Infatti, se il mondo non era stato creato doveva essere eterno, quindi le anime non potevano aumentare di numero, ma doveva essere costante, e quindi le anime stesse dovevano passare da un corpo all’altro, qualsiasi corpo, anche animale, poteva essere la provvisoria prigione di un’anima. Dottrina che assomiglia a quella buddista nella credenza di un mondo increato. Erano permessi cereali, verdure ed anche pesce, forse perche’ erano in un territorio sul mare.
Il loro manicheismo era estremo e disperato perche’ ritenevano di aver perso il regno della Luce e di vivere nella notte della materia.Queste astinenze (endura) dal sesso e dal cibo erano praticate e richieste solo ai Perfetti, i puri loro guide, loro eletti. Piu’ tolleranza esisteva verso i Credenti, tutti loro fedeli.
C’era tra i Catari, come del resto tra i Valdesi, anche l’aspirazione ad  una giustizia sociale che prima non era presente nella cristianita’.  Il loro Dio doveva essere  anche un “dio giusto”, come espresso dal Dies Irae di Tommaso da Celano (1200-1230):
Giorno dell’ira, in quel giorno
Il secolo in faville brucera’
Come Davide e la Sibilla lo predissero. 

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